L’alfabeto del caffè: dalla A alla Z tra trend, rituali e curiosità
artwork @Simone BrillarelliUn viaggio dalla A alla Z tra parole, trend e curiosità che raccontano il mondo del caffè e come sta cambiando, lettera dopo lettera
Dal primo espresso del mattino alla pausa caffè che scandisce la giornata, fino ai metodi di estrazione più ricercati e alle nuove tendenze. Il caffè è un universo fatto di parole, rituali, aromi e curiosità tutto da esplorare. Per orientarsi tra termini ormai entrati nel linguaggio quotidiano e altri ancora da scoprire, abbiamo creato un piccolo glossario del caffè. Dalla A di Affogato al caffè, una delle ultime tendenze, a metà tra vintage e virale, alla C di Chemex, passando per la S di Specialty Coffee e così via, ogni lettera racconta un aspetto della cultura del caffè, tra tradizione, innovazione e nuove abitudini. Pronti? Ripassare l’alfabeto non è mai stato così interessante. Ecco tutto quello che c’è da sapere sul nostro rituale preferito, dalla A alla Z.
A come Affogato al caffè
Gelato alla vaniglia o fiordilatte e un espresso appena fatto: pochi ingredienti, massimo risultato. L’affogato al caffè è un grande classico che negli ultimi tempi è tornato protagonista grazie a reinterpretazioni creative con gelati artigianali e specialty coffee. Noi di The Blender abbiamo chiesto all’esperto perché non ne possiamo fare a meno e selezionato gli indirizzi migliori in Italia dove provarlo.
B come Bicerin
Simbolo di Torino e del Piemonte, il Bicerin prende il nome dal piccolo bicchiere di vetro in cui viene tradizionalmente servito. Questa storica bevanda unisce caffè espresso, cioccolata calda e crema di latte in tre strati distinti e riconosciuta come bevanda tradizionale piemontese. Un grande classico da provare per scoprire la cultura del caffè italiano e, per conoscere anche le altre specialità regionali, dal caffè leccese alla granita al caffè siciliana, c’è la nostra guida dedicata ai tipi di caffè italiani, da scoprire, regione per regione.
C come Chemex
Elegante come un oggetto di design – tanto da essere esposta anche al MoMA di New York – la Chemex è uno dei metodi filtro più iconici. Grazie agli speciali filtri di carta, produce una tazza limpida, pulita e ricca di sfumature aromatiche, esaltando le caratteristiche dei caffè specialty. “Oggi rappresenta il sistema di estrazione del caffè per eccellenza”, ha raccontato Emilio Pranno, Senior Coffee Trainer di Lavazza, a noi di The Blender quando abbiamo approfondito con lui cos’è e come nasce la Chemex. Dove provarla? Ecco una serie di caffetterie, bar e ristoranti in tutta Italia in cui provare il caffè preparato con questo metodo unico nel suo genere, in ogni momento della giornata.
D come Dry January
L’aperitivo ha cambiato volto e il caffè è entrato nel mondo del bere analcolico. Complice il fenomeno del Dry January e la crescente attenzione ai consumi consapevoli, i coffee mocktail conquistano sempre più spazio nei menu di caffetterie e cocktail bar, dimostrando che il caffè può essere protagonista anche la sera tra amici, magari per gustare un mocktail al caffè in estrazione cold brew.
E come Espresso Tonic o come Espresso Bomb
Espresso, acqua tonica e ghiaccio. Tre ingredienti per uno dei drink più iconici della nuova coffee culture. Fresco, agrumato e piacevolmente amaricante, l’Espresso Tonic è diventato il simbolo dell’estate per molti coffee lover e una delle ricette più fotografate sui social. Avete mai provato il caffè con l’acqua tonica? E il nuovo fenomeno virale, l’Espresso Bomb?
F come Frutta realistica
Sembrano pesche, limoni o lamponi perfetti, ma in realtà nascondono mousse, creme e inserti sorprendenti. I dessert di frutta realistica, ispirati all’alta pasticceria francese, sono tra le grandi tendenze del momento e trovano nel caffè il loro abbinamento ideale: belli da vedere, sorprendenti da assaggiare e perfetti per trasformare una semplice pausa in un piccolo rituale. Ecco di cosa si tratta, perché sta così bene con il caffè e dove provarla.
G come Gen Z
Generazione che più volte ritorna perché, in qualche modo, la Generazione Z contribuisce a riscrivere i rituali del caffè. Per i più giovani il caffè non è più solo una pausa, ma un’esperienza da vivere e condividere: dalla colazione al bar, diventata il nuovo momento di socialità (fare colazione fuori casa è un fenomeno culturale, amato in particolare dalla Gen Z), alla crescita della richiesta del caffè decaffeinato, che conquista i più giovani e che abbraccia uno stile di vita “sober curious”, fino ai mocktail al caffè che conquistano anche il Dry January. Più che una bevanda, il caffè diventa un linguaggio fatto di community, benessere e nuovi rituali quotidiani.
H come Hand Brew
Letteralmente “estrazione manuale”. Con questa espressione si indicano tutti i metodi che prevedono una preparazione lenta e controllata, come V60 o Chemex in cui ogni dettaglio, dalla macinatura alla temperatura dell’acqua, contribuisce a valorizzare il carattere del caffè.
I come Iced Latte
Latte freddo, ghiaccio ed espresso: essenziale, fresco e irresistibilmente instagrammabile. L’Iced Latte è diventato uno dei simboli della coffee culture contemporanea, perfetto per chi cerca una pausa rinfrescante senza rinunciare alla caffeina.
L come Listening Bar
Musica in vinile, impianti hi-fi di alta qualità e una tazza di specialty coffee. I listening bar, nati in Giappone e oggi sempre più diffusi nelle grandi città, propongono un modo diverso di vivere il caffè: meno fretta, più ascolto, più atmosfera, in uno spazio in cui il caffè specialty è decisamente protagonista. Ecco 5 indirizzi a Milano dove la cultura dell’ascolto incontra quella del caffè, tra vinili, slow coffee experience e rituali da assaporare con calma.
M come Moka
C’è chi la considera un rito, chi un gesto di famiglia. La moka resta uno dei simboli della cultura italiana del caffè e continua a conquistare anche le nuove generazioni, che la riscoprono con miscele di qualità e macinature dedicate. E chi l’ha detto che si utilizza solo a casa? La moka è una coccola da condividere anche in caffetterie, ristoranti e pasticcerie, per un rituale da vivere fuori, ma che sa di casa. Ne abbiamo parlato con l’esperto.
N come Note aromatiche
Cioccolato fondente, nocciola, frutti rossi, miele, agrumi. Non sono aromi aggiunti, ma caratteristiche naturali del caffè, determinate dalla varietà botanica, dal terroir, dalla lavorazione e dalla tostatura. Imparare a riconoscerle significa scoprire tutta la complessità racchiusa in una tazzina. Non è sorprendente?
O come Origine singola
Quando un caffè proviene da un’unica piantagione, cooperativa o area geografica si parla di origine singola. Una scelta che permette di esprimere al meglio le caratteristiche del territorio, proprio come accade nel mondo del vino.
P come Pairing
Oggi il caffè trova spazio anche nei percorsi di juice pairing, una delle tendenze più interessanti del fine dining contemporaneo. Nato come alternativa analcolica al wine pairing, abbina piatti, succhi, fermentati e specialty coffee in un gioco di acidità, dolcezza e aromi. Grazie alla sua complessità aromatica, il caffè, con le diverse tecniche di estrazione, dall’infusione a caldo al cold brew, accompagna così l’intera esperienza gastronomica e conquista un ruolo da protagonista a tavola, come raccontano Giulia Caffiero del Geranium di Copenaghen e Danilo Massa di Famiglia Rana.
Q come Quota
Il caffè cresce nella cosiddetta Coffee Belt, la fascia tropicale compresa tra il Tropico del Cancro e quello del Capricorno. La Coffee Belt fornisce il clima perfetto per le piante di caffè, per una serie di motivi diversi, tra questi l’alta quota. Qui il nostro viaggio attorno all’equatore alla scoperta della Coffee Belt.
R come Running Club
Oggi la pausa caffè è anche un’occasione per fare comunità. Sempre più coffee shop organizzano running club aperti a tutti: si corre insieme e ci si ritrova poi davanti a un caffè, un cappuccino, per colazione o per il brunch. Ecco perché sempre più persone si incontrano per correre insieme e perché la coffee experience è diventata il vero traguardo dell’allenamento.
S come Specialty Coffee
“È un caffè di altissima qualità”, racconta a The Blender Chiara Pavan, Cheffe alla guida di Venissa, una stella Michelin e una stella verde a Mazzorbo, nella laguna di Venezia, e pioniera della cucina ambientale. “Coltivato in microclimi specifici, raccolto in condizioni precise e lavorato con cura per mantenere le sue caratteristiche uniche”. Specialty Coffee indica infatti proprio un caffè di qualità superiore, che si distingue per la qualità e per i profili aromatici complessi, come nel caso di 1895 Coffee Designers by Lavazza. Un caffè che deriva da una materia prima selezionata, particolarmente versatile, adatto a diverse modalità di estrazione e a qualunque momento della giornata. “Una materia prima eccellente, se valorizzata bene in tutta la filiera, dà l’opportunità di raccontare gusti e aromi innovativi, che emergono al meglio nelle preparazioni slow” – spiega invece la Coffelier Stefania Zecchi.
T come Torretta
La torretta per cold brew è uno degli strumenti più scenografici del mondo del caffè. L’acqua fredda scende lentamente, goccia dopo goccia, attraversando il caffè macinato per diverse ore. Il risultato è un’estrazione delicata, dolce e naturalmente poco amara.
U come Utensili del barista
Filtro, lattiere, tazze, bilancino e così via. Dietro ogni espresso preparato a regola d’arte c’è una serie di strumenti indispensabili che permettono al barista di controllare ogni fase dell’estrazione e della montatura del latte. Ecco i trucchi e la lista di utensili per un caffè espresso perfetto.
V come V60
Il celebre dripper conico prende il nome dall’angolo di 60 gradi che caratterizza la sua forma. È un metodo di estrazione a filtro del caffè che sta lentamente conquistando gli appassionati più attenti e la sua storia affascinante arriva dall’Oriente. Permette di ottenere una tazza pulita, elegante e ricca di sfumature aromatiche. Abbiamo fatto un viaggio tra bar, caffetterie e ristoranti da Milano a Roma, da Genova a Firenze, in cui gustare il caffè estratto con il V60.
Z come Zucchero
Metterlo o non metterlo? È una delle domande più frequenti quando si parla di caffè. Chi sceglie uno specialty coffee spesso preferisce assaggiarlo senza zucchero per coglierne tutte le sfumature. E nel nostro espresso? Alessandro Cocco del Training Center Lavazza consiglia di aggiungerne non più di un grammo: “Lo zucchero agisce come un elemento crossmodale, amplificando l’esperienza sensoriale complessiva del caffè. La dolcezza non solo migliora il gusto, ma esalta anche le note aromatiche, come quelle di cioccolato, nocciola e mandorla.” In altre parole, basta poco zucchero per aumentare la piacevolezza della tazza.