“Il caffè sospeso? Una tradizione che a Napoli esiste ancora”: parola di barista
artwork @Simone BrillarelliI baristi napoletani ci raccontano di un’usanza che resiste al tempo: il caffè sospeso, un piccolo gesto che ha origini antiche, che può cambiare una giornata e in cui il caffè è protagonista.
Il caffè sospeso nasce a Napoli e, ancora oggi, continua a vivere nei bar della città. Un gesto semplice e silenzioso: si paga un caffè in più e lo si lascia a disposizione di chi ne avrà bisogno, in forma anonima. Un’usanza che racconta la generosità dei napoletani, lontana dagli stereotipi, e che merita di essere ricordata. Noi lo facciamo attraverso le voci dei baristi e delle bariste di Napoli, in occasione del 10 dicembre, la giornata dedicata al caffè sospeso: un gesto affascinante, che non va dimenticato.
Cos’è il caffè sospeso?
Il caffè sospeso è uno dei gesti simbolo della cultura napoletana legata al caffè, un’usanza che chi ama Napoli avrà sicuramente sentito raccontare. Si tratta di una tradizione antica che consiste nel pagare un caffè in più e nel lasciarlo come omaggio a chi ne ha bisogno.
Come funziona il caffè sospeso?
Il gesto è semplice, ma potentissimo. Secondo la tradizione, quando una persona entra in un bar, può ordinare due caffè, ma ne beve solo uno. Il secondo rimane in sospeso, non consumato, in attesa che qualcuno, successivamente, lo chieda. Un meccanismo elementare e meraviglioso, che si avvale di due sole regole: la fiducia tra persone e la solidarietà. Nessuno sa chi ha pagato, nessuno sa chi lo riceve. Il caffè sospeso è un atto di generosità totalmente anonimo che può cambiare la giornata a qualcuno.
Come nasce il caffè sospeso?
La tradizione del caffè sospeso nasce a Napoli, probabilmente nel secondo Dopoguerra nei bar del centro storico, quando molte famiglie vivevano in condizioni economiche disagiate. Nei locali affollati, dove si giocava a carte e si discuteva animatamente, capitava che qualcuno pagasse un caffè in più “per chi viene dopo”.
Noi di The Blender siamo stati in giro per alcuni bar e caffetterie della città, per ricevere testimonianze concrete di questo gesto così affascinante e ricco di umanità. In alcuni bar di Napoli il caffè sospeso si pratica ancora, mentre in altri è ormai un ricordo raccontato con orgoglio per tenere viva la memoria di una tradizione. In entrambi i casi, però, il caffè è il protagonista assoluto.
Il caffè sospeso a Napoli, raccontato dai baristi
Bar Tourist: il caffè sospeso vicino a Castel Dell’Ovo che piace molto ai turisti
Situato nello storico e affascinante borgo di Santa Lucia, a due passi da Castel Dell’Ovo, Bar Tourist (via Santa Lucia 137) è una caffetteria trendy dove il caffè sospeso esiste ancora e trova nuovi interpreti, soprattutto nei mesi più affollati.
Dotata di un grande dehor, con tavoli quadrati e tondi in marmo, mentre all’interno, in un bancone rettangolare con la parete frontale in ottone, una vetrina dove sono esposti dolci della tradizione partenopea e non, e prodotti salati per ogni tipo di colazione e pausa. Un classico ritrovo dove fermarsi per un buon caffè napoletano, magari miscela Lavazza Tales of Italy Riviera di Chiaia, con note di caramello e cioccolato Ma anche per una pausa pranzo o un aperitivo e dove è possibile trovare ancora un caffè sospeso. Racconta il titolare Giuseppe Miccio:
“Il caffè sospeso è una tradizione che ancora esiste nel nostro bar”
E ancora: “A volte capita qualche napoletano che lascia dei caffè sospesi, ma questo gesto oggi è più praticato dai turisti, che conoscono l’antica usanza e l’hanno fatta loro. Nel periodo estivo, arriviamo a circa cinquanta caffè sospesi a settimana. Poi, dipende dall’affluenza, a volte ne contiamo anche una ventina al giorno” .
Bar Brasiliano: il caffè della Galleria Umberto I che vuole mantenere viva la tradizione
Ci spostiamo all’interno della centralissima Galleria Umberto I, l’imponente struttura architettonica del XIX secolo in vetro e ferro, di impressionante bellezza, a ridosso di Piazza Plebiscito. Qui, il Bar Brasiliano (Galleria Umberto I 78) è un locale storico, con oltre cento anni di attività alle spalle. Un bar dallo stile retrò, con tavoli tondi in marmo e oro, incastonato tra gli affreschi e le colonne sotto le maestose volte della Galleria. Questo è il luogo ideale per una sosta per chi si trova a Napoli, in un contesto di raro splendore, ma anche per gustare la specialità della casa: il caffè brasiliano. Goloso, cremoso e avvolgente, viene preparato in una grande tazza di vetro trasparente, a strati. In fondo una crema densa di zucchero e caffè, su cui si versa delicatamente il caffè espresso caldo, Lavazza naturalmente, che la scioglie piano piano e infine si completa con una soffice schiuma di latte e una spolverata di cacao amaro. Da accompagnare a sfogliatelle, babà e dolci napoletani di produzione della casa.
Qui il caffè sospeso non è più diffuso come un tempo, ma resta una possibilità concreta e un riferimento culturale che il bar sceglie consapevolmente di mantenere, come ci spiega il proprietario Ciro Esposito:
“In passato l’usanza del caffè sospeso era molto sentita, sia dai locali, sia dai turisti italiani”
Continua: “Proprio i turisti sapevano di questa pratica napoletana e la applicavano, ma oggi, soprattutto qui in centro, non è più così frequente come allora. Da noi non la fanno in molti, anche se c’è la possibilità, perché vogliamo mantenere viva questa tradizione”.
Al Gran Caffè La Caffettiera, nel segno della tradizione
Al Gran Caffè La Caffettiera (Piazza dei Martiri 26) il caffè è un rito che parla di accoglienza e condivisione, gli stessi valori che hanno dato origine al caffè sospeso. In questo storico locale del quartiere Chia, il titolare, Guglielmo Campajola, da anni trasmette ai suoi clienti un profondo senso di ospitalità attraverso la meticolosa arte della preparazione del caffè, che qui si può gustare sia con le note della collezione 1895 Coffee Designers by Lavazza sia con le miscele Lavazza La Reserva de ¡Tierra!. In questo storico locale la tradizione, poi, trova la sua massima espressione nell’utilizzo della caffettiera napoletana, la cuccumella, che porta il consumatore alla scoperta di un rituale da condividere. È in questo contesto di attenzione al gesto e all’ospitalità che si inserisce anche il tema del caffè sospeso.
Sul caffè sospeso Guglielmo ha le idee chiare: “È un’antica usanza che ogni tanto viene tirata fuori, anche per affascinare i turisti. La dinamica del caffè sospeso ha assunto tante ramificazioni a Napoli: all’epoca del caffè c’era anche l’occhio di fuoco, ovvero una piccola brace che veniva attivata per condividere il fuoco con chi non aveva nemmeno i fiammiferi. Oggi però questi gesti non esistono più così frequentemente nel quotidiano. Noi, se notiamo una persona in cerca di un conforto, siamo i primi a offrire non solo il caffè, ma tutta la colazione”.
L’importanza del caffè nel progetto visionario di chef Iannotti e nei racconti dei baristi
Nel cuore dei Quartieri Spagnoli, al piano terra del Palazzo del Banco di Napoli, che ospita anche il polo museale delle Gallerie d’Italia, il Luminist Cafè Bistrot (via Toledo 177) è il progetto visionario dello chef Giuseppe Iannotti. Qui il caffè non è solo una bevanda, ma un gesto che si inserisce in una visione più ampia di accoglienza e condivisione.
Il caffè prende ispirazione dall’illuminismo napoletano e dal concetto di luce, di illuminato e l’eccellenza della cucina campana viene raccontata attraverso coraggiosi piatti creativi e fedeli portate classiche. Se il piano terra è riservato alla caffetteria e al bistrot, la terrazza all’ultimo ospita il lounge bar e il ristorante fine dining. Ad accogliere il cliente all’ingresso c’è dunque il caffè, al cui rituale viene riservata un’attenzione accurata, con una carta sui vari espresso, cappuccino, matcha latte, marocchino, shakerato, affogato e una dedicata alle diverse estrazioni. Protagonista, in particolare, è lo Specialty Coffee, con le miscele della collezione 1895 Coffee Designers by Lavazza.
La coffee expert Carmela Maresca ci racconta di una pratica tutta partenopea risalente almeno al XIX secolo, probabilmente innata nei napoletani: “Da noi non è praticato, ma ancora oggi, in alcune caffetterie, ogni tanto vedo che entra qualcuno e compra tre caffè, ma ne beve solo uno. Gli altri sono per chi viene dopo: un collega, un amico o una persona che ha bisogno.
È un gesto molto potente di solidarietà, anche perché nella maggior parte dei casi rimane tutto nell’anonimato.
In alcuni bar e caffetterie esiste anche un contenitore con gli scontrini dei caffè sospesi, da cui la gente pesca per ordinarne uno, senza sapere chi lo ha lasciato. Una bella tradizione che comunque possiamo continuare a raccontare”.
Insomma, perché questo gesto di umanità non svanisca, la prossima volta che passiamo da Napoli possiamo ordinare due caffè, per lasciarne uno in sospeso.