Perché tutti parlano di specialty coffee? Cinque professionisti ci raccontano cosa lo rende davvero speciale, secondo loro
artwork @Simone BrillarelliDalla pasticceria al fine dining, fino alla mixology: cinque punti di vista sullo specialty coffee, tra origini, rituali, metodi di estrazione e abbinamenti. A raccontarsi sono Cesare Murzilli, Chiara Pavan, Agostino Perrone, i fratelli Costardi e Giorgia Proia
Chef, bartender, pastry chef e professionisti dell’alta ospitalità parlano linguaggi diversi, ma condividono la stessa visione: lo specialty coffee non è soltanto sinonimo di eccellenza, ma un prodotto capace di raccontare territori, persone e culture. Un universo fatto di origini, profili aromatici, metodi di estrazione e rituali diversi, che invita a scoprire il caffè da nuove prospettive e, spesso, a concedergli più tempo.
C’è chi lo porta nel fine dining, chi ne esplora le possibilità in pasticceria, chi fa dello slow coffee un vero rituale quotidiano. Abbiamo chiesto a cinque protagonisti di raccontare a The Blender il loro rapporto con lo specialty coffee e il modo in cui ha cambiato il loro approccio al caffè.
Si tratta di: Cesare Murzilli, Executive Pastry Chef del 10_11, il ristorante all’interno del boutique hotel 5 stelle lusso Portrait Milano; Chiara Pavan, Cheffe alla guida di Venissa, una stella Michelin e una stella verde a Mazzorbo, nella laguna di Venezia; Agostino Perrone, premiato Director of Mixology al The Connaught Bar di Londra; i fratelli Christian e Manuel Costardi alla guida del ristorante Christian & Manuel a Vercelli, del Caffè San Carlo e di Scatto e Dispensa a Torino e Giorgia Proia, Pastry Chef di Casa Manfredi e Casa Manfredi Teatro a Roma. Ecco cosa ci hanno raccontato.